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    Recensione L’amurusanza

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    Recensione L'amurusanza
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    Recensione L’amurusanza

    Chi è Tea Ranno?

    recensione l'amurusanza
    Tea Ranno – Fonte dell’immagine fotografica: old.taobuk.it

    Tea Ranno è nata a Melilli, in provincia di Siracusa, nel 1963, e dal 1995 vive a Roma. Laureata in giurisprudenza, si occupa di diritto e letteratura, ambito che dialoga con la sua scrittura narrativa. Ha debuttato con Cenere (e/o, 2006), romanzo finalista ai premi Calvino e Berto e vincitore del premio Chianti. In seguito ha pubblicato In una lingua che non so più dire (e/o, 2007), La sposa vermiglia (Mondadori, 2012) — vincitore del premio Rea —, Viola Fòscari (Mondadori, 2014), Sentimi (Frassinelli, 2018), L’amurusanza (Mondadori, 2019) e Terramarina (Mondadori, 2020), vincitore del premio Città di Erice.

    Qual è la trama del “L’amurusanza” della scrittrice Tea Ranno?

    Un paese siciliano arroccato su una collina, il mare sotto come una promessa. In piazza due poli: la tabaccheria di Costanzo e Agata—bottega e rifugio, odore di spezie, dolciumi e cura—e il municipio del sindaco “Occhi Janchi”, dove il potere fa i conti soprattutto con se stesso. Intorno, una comunità che si conosce “per nome”, e un paesaggio ferito negli anni Cinquanta da una grande raffineria: il progresso come cicatrice.


    Quando Costanzo muore all’improvviso, Agata resta sola al centro di desideri, invidie e ricatti. La cosca del sindaco non mira soltanto a possederla: vuole anche la Saracina, l’agrumeto di aranci e limoni che era l’orgoglio del marito. Eppure Agata—la Tabbacchera—non ha intenzione di arretrare. Le si avvicinano alleati inattesi: un professore che scrive poesie e custodisce un sentimento proibito, un’erborista capace di “curare” corpo e anima, una piangimorti solitaria piena di risorse. È una piccola insurrezione fatta di parole, pietanze e coraggio: una sfida al potere a colpi di amurusanze, fino a una corsa narrativa che accelera verso la deflagrazione.

    Di cosa parla il libro “L’amurusanza” dell’autrice Tea Ranno?

    Estate ’94: un caldo che “squaglia le strade”, un grande amore e la Saracina—bella e maestosa come un angolo di paradiso terrestre. È da qui che L’amurusanza di Tea Ranno comincia a muovere i suoi passi: in un borgo siciliano dove il passato pesa ancora, ma qualcuno trova la forza di cambiarne le regole.

    Un’estate che brucia, un paese che trattiene

    C’è un’aria immobile, quasi incollata alla pelle, in questa Sicilia dell’estate 1994. Il paese guarda il mare ma resta impigliato nelle sue abitudini, nella rete di intrighi e convenienze che soffocano ogni via di fuga. E quando la vita ti strappa qualcosa—un lutto, uno shock, un “prima” e un “dopo”—capisci se resterai ferma o se proverai a rialzarti.

    È quello che accade ad Agata, la “tabacchera”: perde Costanzo e sente, con la lucidità dolorosa di chi ama davvero, che nulla potrà essere uguale. Eppure proprio la vedovanza, invece di chiuderla nell’oblio dei ricordi, la costringe a scoprire una forza nuova.

    Agata contro i “Proci”: la ribellione della gentilezza

    Nel romanzo, a fare da antagonisti sono i “Proci”: figure di potere e prepotenza, pronti a prendersi ciò che vogliono come se fosse dovuto. Agata, però, non è un personaggio da rassegnazione. È una donna che, con dolcezza e determinazione, decide di non lasciarsi schiacciare.

    Accanto a lei si forma una catena umana di alleati inattesi: persone “storte” e meravigliose, che entrano nella storia una dopo l’altra e allargano il cerchio dei “giusti”. È da questo gruppo—variopinto e tenace—che nasce il sogno di una metamorfosi del paese: un lento sgretolamento del muro di omertà, delle pretese assurde, dell’intollerabile “così si è sempre fatto”.

    Cos’è “l’amurusanza” e perché dà il tono al romanzo

    “L’amurusanza” non è soltanto un titolo: è la parola-chiave per leggere il libro. È un dono piccolo e concreto, un gesto di cura, una forma di resistenza che passa attraverso la poesia quotidiana: un’attenzione, un atto gentile, un modo diverso di stare al mondo.

    Ed è anche per questo che il romanzo funziona: perché racconta una ribellione non urlata, fatta di legami, di ostinazione e di umanità.

    Temi: emancipazione, riscatto e ferite ambientali

    Pur mantenendo un tono spesso luminoso, la storia non evita i nodi duri: il desiderio di emancipazione in una comunità retrograda, la pressione sociale, il bisogno di riscatto. Sullo sfondo affiorano anche questioni ambientali (un disastro, mani “in pasta” e responsabilità diffuse), trattate senza appesantire la lettura: il libro resta scorrevole, ma non superficiale.

    Stile e ritmo: crudo, comico, coinvolgente

    Tea Ranno costruisce una narrazione che non ha bisogno di “effetti speciali” per tenerti lì: è diretta, a tratti cruda ma mai pesante; sa essere comica e passionale, coinvolgente e perfino dispettosa. È uno di quei romanzi che ti ritrovi a divorare “in un solo boccone”, arrivando all’ultimo capoverso quasi senza accorgertene.

    Anche quando intuisci la direzione degli eventi, continui a leggere perché ti affezioni: ai personaggi, alle loro fragilità, ai turbamenti. E finisci per emozionarti insieme a loro.

    Il mio parere finale

    Ho chiuso “L’amurusanza” con il sorriso e una sensazione rara: la mente curiosamente leggera, come dopo una storia capace di toccare temi seri senza toglierti aria. In un periodo gravoso, è una lettura che può fare bene: intrattiene, scalda, e lascia addosso un’idea semplice ma potente—che la gentilezza, quando è ostinata, può diventare rivoluzionaria.

    Consigliato a chi ama i romanzi ambientati in Sicilia, le storie corali, le protagoniste che non abbassano la testa, e i libri che uniscono denuncia e tenerezza senza retorica.

    E voi? Avete letto “L’amurusanza” o altri romanzi di Tea Ranno? Raccontatemelo nei commenti: mi piace sempre scoprire percorsi di lettura “a catena”.

    Simona Caruso

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