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    Recensione Epicentro Mu

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    Recensione Epicentro Mu
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    Chi è Antonio Scarfone?

    Recensione Epicentro Mu
    Il Prof. Antonio Scarfone nella plancia della Sea Horizon

    Antonio Scarfone è nato nel 1966 ed è ricercatore all’Università della California e dirige uno staff all’Osservatorio astronomico di Santa Maria (CA). Esperto di Astronomia e Cosmologia, ha coordinato ricerche sulle radiosorgenti remote culminate nella scoperta di un buco nero. Antonio Scarfone è ricercatore presso l’Università della California e guida uno staff di ricerca all’Osservatorio astronomico di Santa Maria (California). Laureato in Fisica, si è specializzato in Astronomia e ha conseguito diversi Master negli Stati Uniti.

    Dopo essersi allontanato dall’Italia in seguito a numerose delusioni, ha intrapreso una carriera internazionale che lo ha portato a ricoprire incarichi accademici e scientifici in Europa e oltreoceano.

    Formazione: fisica, astronomia e master negli Stati Uniti

    Il percorso di Scarfone parte dalla laurea in Fisica e prosegue con la specializzazione in Astronomia, completata da più Master ottenuti negli Stati Uniti, che hanno consolidato la sua preparazione in ambito scientifico e universitario.

    Incarichi in Europa: Stoccolma e Londra

    Nel corso della sua attività, Antonio Scarfone è diventato:

    • consigliere presso il Consorzio universitario europeo di Stoccolma
    • visiting teacher alla Royal Academy di Londra

    Ha inoltre partecipato come membro scientifico alla commissione CEE dedicata all’aggiornamento delle Università dell’Est europeo.

    Ricerca sulle radiosorgenti remote e scoperta di un buco nero

    Negli Stati Uniti ha coordinato un gruppo di ricercatori all’interno di un progetto governativo sullo studio delle radiosorgenti remote, attività che ha portato alla scoperta di un buco nero.

    Questo risultato gli ha valso numerosi premi e onorificenze e la cattedra permanente all’Università della California.

    Le sue ricerche lo hanno portato a operare in diverse strutture astronomiche nel mondo, anche in luoghi molto remoti: dal Cile, dove dirigeva uno staff in un osservatorio sulle Ande, fino all’Artico, nelle isole Aleutine, dove guidava uno staff congiunto USA–Russia.

    Qual è la trama del libro “Epicentro Mu” di Antonio Scarfone?

    Un’indagine su civiltà perdute e continenti leggendari come Atlantide, Mu e Lemuria: l’autore ricostruisce miti e tradizioni antichissime, esplorando luoghi remoti fino a un viaggio nel Sud Pacifico.

    Civiltà perdute: Atlantide, Mu  Lemuria tra storia, miti e misteri antichi

    L’idea che prima della nostra sia esistita una civiltà precedente è oggi meno controversa di quanto si pensi. Alcuni ritengono che, prima ancora degli antichi Egizi e dei Maya, abbia prosperato la civiltà di Atlantide, vista come un ceppo originario da cui sarebbero derivate molte culture successive.

    Eppure, alcune ricerche provano a spingersi ancora più indietro, tentando di osservare — con cautela — epoche ancora più remote: è possibile che gli Atlantidei discendano a loro volta da civiltà più antiche? E se sì, quali?

    Atlantide è l’inizio? Le ipotesi su Mu e Lemuria

    A partire da queste domande emerge una possibilità affascinante: che Atlantide non sia l’origine, ma un tassello intermedio di una storia più vasta. Da qui nascono altre ipotesi e interrogativi:

    • Atlantide potrebbe avere radici in Mu?
    • Oppure in Lemuria?
    • Se questi continenti leggendari fossero realmente esistiti, a quale datazione bisognerebbe arrivare per collocarli nel tempo?

    Sono questioni che aprono scenari complessi, dove confini tra storia, archeologia, tradizione orale e mito diventano sottili.

    Lo studio dell’autore: un’indagine meticolosa sul passato più remoto

    Mu è il punto che ritorna, come un denominatore comune. Da questa intuizione l’autore avvia uno studio meticoloso per provare a fare luce su un passato lontanissimo, seguendo tracce disperse e spesso frammentarie.

    La ricerca lo porta a esplorare luoghi remotissimi e molto distanti tra loro, ma collegati da un elemento ricorrente: Mu, quasi fosse l’epicentro di un vortice di antichi misteri.

    Miti arcaici e leggende antichissime: ricomporre il puzzle

    Analizzando miti arcaici e leggende antichissime, l’autore inizia a ricomporre un puzzle intricato, reso difficile dai millenni che ne hanno spezzato e disperso i frammenti.

    Passo dopo passo, la ricostruzione lascia intravedere una possibile direzione, fino a sfociare in un’esperienza concreta e avventurosa: un viaggio nel Sud Pacifico, alla ricerca di ulteriori indizi e connessioni.

    Di cosa parla il libro “Epicentro Mu” del Prof. Antonio Scarfone?

    Un incontro che accende curiosità e sorpresa

    Potermi definire collega di Antonio Scarfone rappresenta un privilegio singolare, vivace, persino esilarante. Il nostro incontro risale al periodo di docenza presso la scuola Cavalcaselle, contesto in cui Antonio insegna matematica. La scoperta della qualità del suo percorso umano e intellettuale ha aperto subito uno scenario sorprendente, capace di lasciare negli occhi una scia nitida di stupore e nella mente un’eco destinata a restare.

    “Epicentro Mu” racconta con chiarezza il cammino di un autore guidato da una sete di conoscenza divenuta nel tempo ricerca autentica, ordinata, disciplinata e metodica. Dalle pagine emerge un lavoro attento di discernimento tra mito, leggenda e fonti considerate attendibili. Antonio entra nella lettura con presenza viva, quasi tangibile, e accompagna il lettore lungo il suono delle sue indagini, tra scoperte, connessioni e approfondimenti che si avvertono passo dopo passo.

    Un saggio ricco di contenuti tra scienza, mistero e ipotesi plausibili

    Il testo si rivela culturalmente ricco, denso di aneddoti e dettagli di grande fascino. I temi si muovono in uno spazio che unisce scienza, mistero, ipotesi plausibili e osservazioni sviluppate con attenzione argomentativa. La sensazione che prende forma durante la lettura richiama l’immagine di una guida capace di rimettere insieme i frammenti del grande puzzle della storia della civiltà.

    Tra spiegazioni scientifiche, elementi presentati come dimostrati e dimostrabili, riflessioni personali e condivisione di apprendimenti, l’autore costruisce una stesura sorretta da un filo conduttore coerente. Il quadro complessivo restituisce una prospettiva che cerca evidenza scientifica e riscontro fattuale, offrendo al lettore un terreno saldo su cui osservare, ascoltare e sentire la portata delle questioni affrontate.

    Le grandi domande sull’origine della civiltà umana

    Uno degli aspetti più coinvolgenti diEpicentro Mu” riguarda la capacità di richiamare quelle domande essenziali che abitano da sempre il pensiero dell’essere senziente, cosciente e consapevole. Il libro attraversa interrogativi antichi e sempre vivi:

    Quando, dove e come ha avuto inizio la civiltà umana?

    L’autore porta il lettore dentro una riflessione ampia, costruita attraverso studio, raccolta di dati e confronto tra ipotesi.

    Quale storia raccontano le piramidi egizie?

    Le piramidi emergono come testimonianze che aprono scenari vasti, in cui archeologia, memoria e interpretazione si intrecciano.

    Che cosa raccontano i Moai dell’isola di Pasqua?

    Anche i Moai entrano nella narrazione come segni potenti, immagini scolpite nel paesaggio e nella coscienza collettiva, capaci di evocare civiltà, simboli e domande ancora aperte.

    I giganti sono esistiti?

    Il tema viene affrontato entro una cornice di ricerca e analisi, lasciando spazio alla riflessione e al confronto con tradizioni e testimonianze.

    Miti e leggende custodiscono tracce di verità?

    Nel libro affiora con forza l’idea che i racconti del passato possano contenere nuclei di memoria storica, culturale o simbolica, degni di ascolto e di indagine.

    Queste domande, insieme a molte altre riflessioni ataviche, attraversano il testo e ne alimentano il respiro profondo.

    Mu, Lemuria e le terre scomparse al centro della ricerca

    Attraverso un’attenta attività di ricerca, studio, analisi e documentazione, Antonio Scarfone espone evidenze e proposte interpretative legate a diverse terre fantasma. In questa prospettiva, il fenomeno viene presentato come elemento centrale per comprendere in maniera più ampia la formazione delle terre emerse e delle strutture geologiche del pianeta.

    Come evidenzia lo stesso autore, la geologia mostra un pianeta Terra attraversato da fasi turbolente, nel corso delle quali diversi continenti sarebbero scomparsi. In questa cornice si collocano anche Lemuria e Mu, cuore pulsante dell’intera stesura.

    Il libro raccoglie elementi vivi, dati consultabili, storie e studi, offrendo una prospettiva che apre alla possibilità dell’esistenza reale di Lemuria e Mu. Secondo questa linea interpretativa, tali terre avrebbero potuto ospitare le prime civiltà insediate sul pianeta, diventando così un passaggio cruciale per ripensare le origini stesse dell’essere umano.

    Lo stile di Antonio Scarfone: chiarezza, equilibrio, dati

    Uno degli elementi di maggiore valore risiede nella cura con cui l’autore costruisce collegamenti e approfondimenti. La scrittura appare ricca di conoscenza, sostenuta da riferimenti empirici e da una forte attenzione al dettaglio. Antonio Scarfone espone i contenuti con tono neutro, chiaro e fattuale, lasciando emergere il peso delle evidenze attraverso il lavoro congiunto di dati scientifici, ricerca, studio e osservazione.

    L’insieme restituisce un impianto argomentativo in cui deduzione e induzione dialogano con efficacia, offrendo al lettore un’esperienza che si lascia vedere con immediatezza, si lascia ascoltare con interesse e si lascia percepire con intensità crescente pagina dopo pagina.

    Tra i passaggi più affascinanti di Epicentro Mu, il capitolo “La misteriosa Marotiri” illumina con particolare intensità il profilo intellettuale di Antonio Scarfone e rende visibile la forza della sua sete di conoscenza. In queste pagine prende forma il racconto delle attività di ricerca svolte in team a Marotiri, scenario remoto e magnetico, capace di evocare immagini di studio, scoperta e meraviglia.

    Al centro dell’indagine emerge il ritrovamento compiuto dal pescatore Thomas Mutùlu di Papeete: un oggetto che ha attirato l’attenzione di studiosi e autorità universitarie, aprendo un campo di analisi denso di suggestioni scientifiche. Gli studi condotti sul reperto restituiscono infatti un dato di forte impatto. Il calcolo paleomagnetico di Steve Herbert colloca l’orientamento delle particelle ferrose a circa 160.000 anni fa.

    A risuonare con ancora maggiore intensità è l’anomalia successiva: il grado di decadimento magnetico estrapolato dalle linee di campo suggerisce invece un’età di circa 30.000 anni. È proprio in questa frattura temporale, così netta e quasi tangibile, che il capitolo acquista una forza narrativa speciale. Il lettore vede aprirsi davanti agli occhi una domanda profonda, ascolta il richiamo del mistero scientifico e avverte il peso concreto di una scoperta che sembra chiedere nuove chiavi di lettura.

    In “La misteriosa Marotiri”, Antonio Scarfone porta così alla luce uno dei nuclei più coinvolgenti del suo lavoro: la volontà di osservare, collegare, analizzare e restituire elementi capaci di ampliare lo sguardo sulle tracce più enigmatiche del passato.

    Perché leggere “Epicentro Mu” di Antonio Scarfone

    “Epicentro Mu” è un testo che arricchisce. Offre conoscenza, apre scenari, stimola interrogativi profondi e accompagna il lettore dentro un viaggio in cui scienza, memoria, ipotesi e mistero trovano un equilibrio originale. La lettura accende immagini potenti, fa risuonare domande antiche e trasmette la sensazione concreta di trovarsi davanti a un’opera costruita con passione, studio e desiderio autentico di comprendere.

    Per chi ama i saggi capaci di intrecciare civiltà perdute, geologia, simboli e ricerca storica, il libro di Antonio Scarfone rappresenta una proposta di grande interesse, capace di lasciare una traccia viva nello sguardo, nel pensiero e nella percezione del lettore. 

    Per stimolare l’acquolina in bocca, condivido un gustoso assaggio:

    “Riassumendo tutte le congetture, le ipotesi, le scoperte e i racconti dei Veda, possiamo azzardare questo scenario:
    una civiltà guerriera stanziata nell’Oceano Pacifico si trasferisce in India, forse a causa della completa distruzione del proprio luogo d’origine. Qui si prepara a una battaglia “finale” contro un invasore esterno, utilizzando una impensabile tecnologia aerea formata da esterno, utilizzando una impensabile tecnologia aerea formata da Vimana di vari tipi. E nella battaglia finale riesce a respingere il nemico e a sconfiggerlo definitivamente. Poi, dopo aver istruito le popolazioni indigene, individuando tra esse persone di spiccate capacità, lascia l’India diretta in un luogo ignoto.

    Recentemente dei militari americani hanno rinvenuto un bassorilievo all’interno di una cava in Afghanistan che ritrae un avatar divino circondato da dischi volanti e pieno di zeppo di citazioni, scritte tutte in sanscrito. 

    Le autorità militari hanno ovviamente secretato il tutto.
    Per saperne di più ho provato a contattare un mio caro amico che lavora in una base americana che, purtroppo, mi ha pregato di non fargli nessuna domanda, nè di indagare ulteriormente sulla cosa, in quanto doveva attenersi a ordini tassativi che imponevano segretezza.

    Per approfondire la questione invito il lettore a compierla a sua volta senza timore alcuno. lo mi limiterò ad effettuare un breve riassunto. Un gruppo di marines, ispezionando una grotta in Afghanistan, ha scoperto serie di bassorilievi scritti in
    sanscrito e con raffigurazioni che inequivocabilmente richiamano a oggetti volanti. L’area è stata chiusa e dichiarata off-limits, mentre altri esperti pervenuti dagli Stati Uniti continuavano ad esplorare la profonda caverna, che si è poi stabilito si trattasse di una cava in quanto non di origine naturale.

    Fin qui tutti i rapporti rinvenuti su internet sono concordi, diventano invece discordi e frammentari quando parlano del dopo e cioè il presunto ritrovamento di un Vimana intatto nelle viscere della cava; il susseguente tentativo di recupero avrebbe causato un incidente, nel quale otto marines sarebbero scomparsi. In molte interviste diversi giornalisti, tra cui Robert Wilkinson, sostengono che i corpi dei soldati non sono mai stati ritrovati e di conseguenza dati per dispersi.

    Su internet vi è anche una ricca testimonianza di un presunto interessamento di Adolf Hitler alla questione Vimana, tanto inviare in oriente i suoi migliori agenti : ebbene, dai rapporti che essi resero al fuhrer, pare che avessero effettivamente localizzato un Vimana, ma il tentativo di impadronirsi di quest’ultimo, anche in questo caso, portò alla scomparsa degli incaricati al recupero.

    Molti ipotizzano che il Vimana si possa trovare in una sorta di “bolla temporale” che lo isola dal nostro tempo e il tentativo di chiunque di penetrarvi finisce per integrarlo all’interno della bolla. Voglio risparmiare il lettore dalle altre decine di ipotesi che ho trovato, alcune talmente fantasiose da sfiorare il ridicolo.

    Ma se ci sentiamo divertiti leggendo alcune di queste pseudo ipotesi, viene meno da sorridere quando leggiamo che un bel giorno, senza nessun motivo apparente, i maggiori capi di Stato del nostro pianeta, da Obama a Putin, da Cameron alla Merkel, ecc. si sono nati li, in quella sperduta località del deserto afghano: a fare cosa?

    E come mai tutti insieme contemporaneamente? “

    Marco Schifilliti

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    Approfondisci con questo video:

    “LEMURIA IL CONTINENTE PERDUTO DI CUI NESSUNO PARLA”

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