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    Recensione La vita emotiva del cervello

    Come imparare a conoscerla e a cambiarla attraverso la consapevolezza

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    Recensione La vita emotiva del cervello

    Recensione La vita emotiva del cervello

    Chi è Richard Davidson?

    Recensione La vita emotiva del cervello
    Richard Davidson

    Richard Davidson, è docente di Psicologia e Psichiatria alla University of Wisconsin, a Madison, e ha fondato e dirige il Center for Healthy Minds. Insignito di numerosi premi per le ricerche condotte sul cervello e le emozioni, nel 2006 Time magazine lo ha inserito nell’elenco delle cento persone più influenti nel mondo. Nel 2017 ha pubblicato, insieme a Daniel Goleman, La meditazione come cura. Amico e confidente del Dalai Lama, tiene spesso conferenze sul benessere, e collabora con il Global Council on Mental Health, all’interno del World Economic Forum.

    Chi è Sharon Begley?

    Sharon Begley
    Sharon Begley

    Sharon Begley, è senior science writer al Boston Globe. In precedenza è stata corrispondente scientifica per Reuters, editor e columnist scientifica di Newsweek e del Wall Street Journal. È autrice del saggio bestseller del New York Times intitolato Train Your Mind, Change Your Brain.

     

    Qual è la trama del libro La vita emotiva del cervello?

    Cosa succede nel nostro cervello quando siamo tristi o euforici, arrabbiati o ottimisti, oppure quando abbiamo a che fare con gli altri? Quali sono le strutture cerebrali alla base della vita emotiva? Fino a non molti anni fala ricerca psicologica e neuroscientifica non era affatto interessata al «cuore», ma solo alla «testa», ossia alle funzioni cognitive. Negli anni Settanta alcuni studiosi intrapresero una serie di ricerche pionieristiche che avrebbero portato alla nascita delle cosiddette «neuroscienze affettive».

    Oggi Davidson è un protagonista assoluto di questa disciplina, essendo riuscito a dimostrare l’intuizione che lo aveva folgorato all’inizio degli anni Settanta a Harvard: ragione e sentimento non sono polarità inconciliabili, e a ciascuna corrispondono zone e funzioni cerebrali specifiche. Su queste basi Davidson ha elaborato la teoria degli Stili Emozionali, sei dimensioni emotive che descrivono la personalità di ognuno. Poiché le emozioni si fondano su precise basi neurali, è possibile intervenire sui nostri comportamenti, disfunzionali o meno.

    Le neuroscienze hanno persino individuato nella meditazione uno strumento molto potente per modificare le strutture cerebrali, sfruttandone la neuroplasticità. A garanzia del valore di queste ricerche, l’équipe di «collaboratori» di Davidson annovera niente meno che il Dalai Lama. Il cervello non è una scatola impenetrabile e immutabile come si è pensato per secoli: migliorandone il funzionamento possiamo vivere meglio con noi stessi e con gli altri.

    Di cosa parla il libro La vita emotiva del cervello?

    Davidson è figlio di un periodo storico in cui la psicologia cognitiva e la psicologia comportamentale non lasciavano spazio allo studio delle emozioni, in quanto non ritenuto un argomento abbastanza valido dal punto di vista teorico.

    L’autore si dedica allo studio e alla categorizzazione di ciò che egli definisce con il termine di “Stili Emozionali”: sei dimensioni emotive, ognuna delle quali è posta lungo un continuum, descrivono la personalità di ogni singola persona.

    Il libro è un viaggio alla scoperta del funzionamento del nostro cervello, paragonabile a una macchina composta da diversi meccanismi, ognuno dei quali si attiva svolgendo una determinata attività. Tale affermazione vale anche per le emozioni e per il modo in cui noi interpretiamo la realtà, in quanto ad ogni esperienza vissuta vengono attivate determinate zone della corteccia cerebrale. Inoltre, l’autore ha individuato come anche nelle psicopatologie vi sia una correlazione con l’ipofunzionalità o l’iperfunzionalità di alcune strutture cerebrali.

    Davidson inserisce nel testo anche un recente ambito d’indagine, le neuroscienze, per confermare la neuroplasticità cerebrale, cioè la modificazione delle strutture cerebrali, utilizzando la meditazione come strumento.

    Infine, ma non per importanza, egli, grazie alle ricerche condotte in laboratorio, smentisce molti pregiudizi che hanno contribuito alla separazione per molto tempo tra psicologia e neurologia.

    È un libro consigliato anche a coloro che non hanno mai avuto modo di intraprendere un percorso di studio in psicologia, grazie soprattutto all’autore, il quale è riuscito ad utilizzare un linguaggio fluente e molto chiaro. Le espressioni tecniche o più complesse, presenti nel corso della lettura, sono adeguatamente e chiaramente specificate al fine di rendere la lettura piacevole, scorrevole, ma soprattutto interessante.

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    Marco Schifilliti

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