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    Recensione La ragazza della neve

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    Recensione La ragazza della neve

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    Chi è Pam Jenoff?

    Recensione La ragazza della neve
    Pam Jenoff

    Pam Jenoff autrice bestseller del New York Times. Nata nel Maryland e cresciuta nei dintorni di Philadelphia. Dopo un’esperienza al Pentagono, è stata trasferita al Dipartimento di Stato e poi assegnata al Consolato degli USA a Cracovia, in Polonia. Con la Newton Compton ha pubblicato La ragazza della neve Le ragazze di Parigi Vive vicino a Philadelphia con il marito e tre figli.

    Qual è la trama del libro La ragazza della neve?

    Noa ha sedici anni ed è stata cacciata di casa quando i genitori hanno scoperto che è rimasta incinta dopo una notte passata con un soldato nazista. Rifugiatasi in una struttura per ragazze madri, viene però costretta a rinunciare al figlio appena nato. Sola e senza mezzi trova ospitalità in una piccola stazione ferroviaria, dove lavora come inserviente per guadagnarsi da vivere.

    Un giorno Noa scopre un carro merci dove sono stipate decine di bambini ebrei destinati a un campo di concentramento e non può fare a meno di ricordare suo figlio. È un attimo che cambierà il corso della sua vita: senza pensare alle conseguenze di quel gesto, prende uno dei neonati e fugge nella notte fredda.

    Dopo ore di cammino in mezzo ai boschi Noa e il piccolo, stremati, vengono accolti in un circo tedesco, ma potranno rimanere a una condizione: Noa dovrà imparare a volteggiare sul trapezio, sotto la guida, della misteriosa Astrid. In alto, sopra la folla, Noa e Astrid dovranno imparare a fidarsi luna dell’altra, a costo della loro stessa vita.

    Di cosa parla il libro La ragazza della neve?

    Nel panorama letterario si presenta un interessante dilemma riguardo al titolo del romanzo “La ragazza della neve”, la cui controparte inglese è “The Orphan’s Tale”. L’analisi di questo titolo rivela una questione di rilevanza: quale tra i due cattura meglio il contenuto e la trama del libro?

    Il titolo italiano, “La ragazza della neve”, potrebbe trarre in inganno il lettore, portandolo erroneamente a immaginare di avere a che fare con un romanzo romantico dalle venature drammatiche. Tuttavia, l’opera presenta ben altro: una scrittura scorrevole e piacevole apre le porte a una storia commovente e profonda, che merita una riflessione attenta.

    Dall’altro lato, la controparte inglese, “The Orphan’s Tale”, sembra possedere una maggiore aderenza al contenuto. Questo titolo evoca immediatamente una sensazione di orfanezza e di narrazione particolare, ma richiede una traduzione per essere apprezzato appieno.

    L’autrice affronta con coraggio l’arduo compito di rendere appetibile un periodo storico difficile, abbracciando temi come l’essere donna, la maternità e l’antisemitismo. La storia si snoda nei primi anni della Seconda Guerra Mondiale, con la Germania nazista che dilaga in Europa e le leggi razziali antisemite che squarciano vite innocenti.

    Le prospettive narrative si biforcano in scenari differenti, ma accomunati dal medesimo contesto storico. L’intreccio delle storie delle protagoniste culmina in un unico percorso, un passato segnato da traumi e decisioni difficili, che induce il lettore a momenti di commozione e di sconcerto.

    Un filo conduttore percepibile è l’oppressione, riflesso delle persecuzioni razziali e politiche che le protagoniste devono fronteggiare. La paura costante di perdita e la presenza ineluttabile dell’incertezza permeano le pagine, insieme all’evolversi delle emozioni delle protagoniste, che lottano per sopravvivere agli eventi.

    L’esperienza di lettura risulta indubbiamente piacevole, toccando le corde emotive e suscitando una profonda riflessione. La rivelazione finale dell’origine del romanzo aggiunge un ulteriore strato di commozione a un’opera già pregnante di significato.

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