Recensione La fattoria degli animali
Chi è George Orwell?

George Orwell, pseudonimo di Eric Arthur Blair (Motihari, 25 giugno 1903 – Londra, 21 gennaio 1950), è stato scrittore, giornalista, saggista, attivista e critico letterario britannico. Immagina un autore che osserva il potere con occhi lucidi, ne “ascolta” le contraddizioni e ti fa sentire la pressione del controllo sulla pelle: questo è Orwell.
Giornalista, saggista e voce critica
In vita fu conosciuto soprattutto come giornalista e opinionista politico-culturale, oltre che come prolifico saggista e attivista politico-sociale. È considerato uno dei maggiori prosatori in lingua inglese del XX secolo.
Opere principali: La fattoria degli animali e 1984
La sua fama globale è legata in particolare a due romanzi, scritti negli anni Quaranta, verso la fine della sua vita:
- L’allegoria politica de “La fattoria degli animali” — nella quale, secondo alcune ricerche, un ruolo di primo piano ebbe anche la prima moglie Eileen O’Shaughnessy (spesso redattrice dei testi del marito, alla quale sembra si debba anche l’idea del romanzo).
- La distopia di 1984, che rappresenta una vivida realtà fantapolitica e fantascientifica di regime totalitario, da cui è nato l’aggettivo «orwelliano», oggi ampiamente usato per descrivere meccanismi totalitari di controllo del pensiero.
Guarda la fattoria come uno specchio deformante del potere, ascolta il martellare degli slogan, senti il freddo delle stanze di 1984: l’esperienza narrativa di Orwell coinvolge mente e sensi.
Pensiero politico e polemica anticonformista
Polemista lucido e anticonformista, Orwell non risparmiò critiche neppure all’intellighenzia socialista britannica, dalla quale si sentiva estraneo. Pur restando convinto socialista, la presa di coscienza — alimentata anche da tragiche esperienze personali — delle contraddizioni e dei fatali errori della linea politica adottata in Unione Sovietica sotto Iosif Stalin lo portò ad abbracciare un virulento antisovietismo, in aperto contrasto con una parte consistente della sinistra europea dell’epoca.
Fonte della biografia di George Orwell: Wikipedia
Qual è la trama del libro “La fattoria degli animali” dello scrittore George Orwell?
Un’ispirazione concreta che diventa metafora universale
È uno dei romanzi più celebri del Novecento, grande metafora di ogni regime totalitario. Eppure l’idea nasce da un’immagine concreta e quasi tattile:
“Un giorno, mentre percorrevo uno stretto sentiero vidi un bambino di forse una decina d’anni che teneva per le briglie un cavallo da tiro enorme, e ogni volta che questo cercava di voltarsi il bambino lo frustava. In quel momento mi ritrovai a pensare che se certi animali avessero coscienza della loro forza, noi non avremmo più alcun potere su di loro, e pensai pure che gli uomini sfruttano gli animali in modo assai simile a quello in cui i ricchi sfruttano il proletariato.”
Vedi il sentiero, ascolti lo schiocco della frusta, senti l’ingiustizia farsi brivido: da qui prende vita La fattoria degli animali.
Dalla rivolta all’utopia egualitaria
Gli animali si sollevano, sovvertono l’ordine costituito e fondano un regime basato su uguaglianza, diritti e doveri condivisi. L’utopia, chiara e sonora come un coro che promette libertà, invita a immaginare un mondo diverso e a sentire la solidarietà come forza collettiva.
La deriva del potere: dall’uguaglianza al dominio
L’utopia deraglia rapidamente. Come nella Russia stalinista che Orwell aveva in mente, un gruppo — i maiali, guidati da Napoleon e Snowball — prende il sopravvento e si impone con una prepotenza che si trasforma presto in brutalità. Le promesse diventano slogan, le regole si piegano, la parità si spegne sotto il peso del controllo.
Perché ci riguarda ancora
Favola e allegoria politica si intrecciano: trasfigurando le vicende dell’Unione Sovietica, il romanzo parla con un’immediatezza che tocca il nucleo più prezioso in ciascuno di noi — quello che non esita a insorgere davanti al sopruso e all’ingiustizia. Guarda, ascolta, senti: la storia della fattoria è uno specchio che interroga ogni tempo.
Di cosa parla il libro “La fattoria degli animali” dell’autore George Orwell?
Favola esopica, lucidità politica
Straordinario!!! La trama scorre secondo la tipica struttura favolistica esopica: anche Orwell affida agli animali ruoli antropomorfi per esplicitare una lucida analisi politica, evitando così di scivolare in pericolose dinamiche antiliberali.
Guarda i personaggi come emblemi, ascolta la morale che si fa coro, senti la tensione etica passare dalla pagina alla pelle.
Incipit: l’uomo contro il Vecchio Maggiore
Il romanzo si apre sulla contrapposizione tra l’uomo, proprietario della fattoria, e un pregiatissimo e poderoso maiale, rispettato da tutti nella “Fattoria Padronale”. Tanto gretto e scansafatiche il primo, quanto saggio e sognatore il secondo. Dopo il sogno del Vecchio Maggiore, durante una riunione nella stalla, gli animali stabiliscono che l’unico nemico è l’Uomo: l’unica creatura che consuma senza produrre. Eppure l’uomo possiede tutto, inclusi gli animali, i quali non possiedono nemmeno se stessi. Vedi la stalla gremita, ascolta la decisione farsi slogan, senti la promessa di uguaglianza vibrare.
Morale e smascheramento dell’inganno
Come nelle favole di Esopo, il fine ultimo è moralistico: far emergere gli inganni dei potenti (o degli astuti) ai danni dei più poveri e ingenui. Orwell, senza nominare direttamente i protagonisti reali, ne lascia intravedere con chiarezza il profilo.
Dall’utopia alla brutalità
Anche nella Fattoria degli animali non mancano i furbi prepotenti — i maiali — che, inizialmente, promettono la liberazione dal padrone oppressore e la meritata libertà, ma finiscono per ingannare i compagni d’avventura. Arrivano perfino a uccidere chi tenta di ribellarsi pur di ottenere il dominio totale. Ci riescono grazie a una massiccia opera di disinformazione ai danni degli altri animali, portata avanti con l’aiuto delle pecore che, a tamburo battente, belano e ripetono gli slogan da assimilare inconsciamente. Guarda i comandamenti che cambiano, ascolta il belato che copre la verità, senti la paura farsi disciplina.
Contesto: ispirazione storica e ricezione
È noto che Orwell scrisse il romanzo ispirandosi alle terribili vicende staliniane, incontrando in un primo momento la forte opposizione dell’intellighenzia inglese e di certa stampa filo-sovietica. Come scrive nel saggio Libertà di stampa (1945):
«Non è vietato dire le cose, semplicemente “non sta bene” dirle. Ciò perché il vero nemico della democrazia, è proprio il democratico stesso. Pertanto, la difesa della democrazia comporta, di fatto, la distruzione di qualunque indipendenza di pensiero».
Il finale: “più uguali degli altri”
Il libro si chiude con la metamorfosi totale dei maiali che diventano indistinguibili dagli uomini e riducono i sette principi dell’Animalismo a uno solo:
«Tutti gli animali sono uguali, ma alcuni sono più uguali degli altri».
Conclusione: quando l’occasione rende l’animale uomo
Se l’occasione rende l’uomo ladro, qui rende l’animale uomo. Pur partendo da alti principi e nobili motivazioni, perfino gli animali finiscono per ripetere gli errori umani, diventandone protagonisti: l’istintivo “socialismo” si trasforma in spietato individualismo. Guarda lo specchio che la favola tende al lettore, ascolta il rumore degli slogan che diventano legge, senti la responsabilità critica che ti chiama.
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