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    Recensione La meta è partire

    Racconti di viaggio

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    recensione la meta e partire

    Recensione La meta è partire

    Qual è la trama di La meta è partire. Racconti di viaggio?

    I sette racconti compresi in questo volume sono stati selezionati tra i tanti testi inviati per la prima edizione del Premio Letterario Internazionale «La meta è partire». L’obiettivo del concorso è stato quello di stimolare le giovani generazioni a una riflessione sui significati plurimi del viaggiare come esperienza dibformazione, occasione di conoscenza del mondo e di sé, scoperta della propria parzialità.

    Di cosa parla il libro La meta è partire di AA.VV.?

    Sette racconti diversi, uniti tutti in un unico libro. Ogni storia racconta un viaggio. Stavo riflettendo, dopo aver letto tutto il libro, e pensavo che già un libro unico, una storia sola, ti fa viaggiare e provare mille emozioni diverse. Ma avete mai provato a leggere un libro che contiene vari racconti, ognuno diverso dall’altro? No, perché è tutt’altra cosa. È tutto amplificato, perché poi essendo racconti diversi, ognuno di questi ti fa provare sensazioni diverse.

    Ci stavo pensando e mi sono resa conto che prima di questo, l’unico altro libro che ho letto e che aveva diversi racconti al suo interno è stato “Raccontando” di Shakespeare, che contiene le sue opere migliori, da Romeo e Giulietta a Sogno di una notte di mezza estate, Amleto, La bisbetica domata e così via. Però era sempre dello stesso autore, mentre qui no; sono sette racconti diversi di sette autori diversi.

    È molto bello, davvero tanto. La bellezza dei libri è anche che scopri sempre qualcosa di nuovo. Io ho scoperto tante cose che non sapevo! Leggere ti accultura sempre. Non è mai tempo perso, ti lascia sempre qualcosa di speciale.

    “Viaggio nel paese di Gnawa” di Aldo Mauro Mancinelli (Vincitore assoluto)

    In questo primo racconto, vincitore assoluto del premio, ci troviamo a leggere la storia di Emme, ragazzo italiano in viaggio in Marocco, più precisamente a Marrakech. Con questa storia abbiamo modo di scoprire anche un po’ di più sulla cultura marocchina.

    Gnawa è un termine usato per riferirsi a un gruppo etnico, alle confraternite spirituali e alla musica, un termine che ammetto di aver scoperto solo leggendo questo libro, perché prima non ne conoscevo l’esistenza. Leggere questa storia è stato bello. Ammetto che ho dovuto rileggerla un paio di volte perché c’erano cose che mi sfuggivano o che non riuscivo a capire bene. Comunque, sono riuscita a immaginarmi lì, anche se non ci sono mai stata. Mi sono immaginata in quello stesso taxi a parlare con quel tassista che racconta la storia della vera Marrakech, quella della sua giovinezza, prima che arrivassero i turisti.

    Ho immaginato di conoscere il dott. Abdul Kadir, di conoscere Yussef, di visitare il deserto, Zagora, ecc. È stato proprio come se mi trovassi in Marocco anch’io e mi sono ritrovata a desiderare di immergermi nelle pagine per poter viaggiare anche io, cosa che non ho mai fatto.

    “Il viaggio di Roderik” di Lucio Orecchioni

    Ecco, questo racconto mi ha incuriosito, perché non è proprio il mio stile. Però mi è piaciuto davvero tanto!

    Monastero di Sant’Agostino di Magonza – Parla del viaggio di Frate Roderik, che, per aiutare un pellegrino a ritrovare un dipinto di Cristo rubato (più precisamente una tavola di legno raffigurante il volto di Cristo, che l’uomo dice che se Roderik riuscirà a ritrovarlo sarà della chiesa), parte.

    Ad accompagnare il frate in questo lungo viaggio ci sarà una scorta, formata da un cavaliere di nome Wilhelm e dal suo scudiero Astolf. In seguito a loro si unisce anche una ragazza di nome Lupa. Il gruppo deve cercare Manfredi Adimari, colui che ha rubato il dipinto al pellegrino, sperando di riuscire a convincerlo a consegnare l’opera per custodirla nel monastero.

    La cosa bella di questo racconto è anche il rapporto che poi si è creato fra un gruppo di persone che prima di quel viaggio non si conoscevano affatto. Ci tengo a fare una menzione speciale a Wilhelm, personaggio che mi ha a dir poco affascinato. Non saprei dire nemmeno io il perché, semplicemente succede.

    Ormai ci sono abituata! Mi succede spesso che c’è un personaggio che mi colpisce molto e riesce ad ammaliarmi anche. Mi succede con i personaggi che scrivo e creo io, con i personaggi che vedo in TV o con quelli che leggo nei libri.

    Sono quei personaggi che io chiamo speciali. È difficile da spiegare. Sono sensazioni che uno sente. Quando ero più giovane, a volte pensavo che fosse una cosa strana questa anche di “innamorarsi” di personaggi immaginari, ma crescendo ho capito che non c’è nulla di male, alla fine siamo esseri umani, siamo fatti di sogni e di emozioni, di istinti naturali, anche di cose inspiegabili, si.

    Avete presente quando siete con l’acquolina in bocca perché non vedete l’ora magari di mangiare qualcosa che vi piace molto? Ecco, questa sono io con i libri e con alcune storie che mi prendono molto, come è stata questa qui. Mentre ero alla premiazione, ho avuto modo di scambiare due parole con Lucio, l’autore, ed è bello, sapete? C’è qualcosa di diverso quando leggi cose di persone che hai avuto modo di conoscere personalmente e quando leggi cose di persone che non conosci alla fine.

    Non abbiamo parlato della storia. Ho parlato con alcuni di loro, ma non abbiamo menzionato i racconti, dunque ognuno è stata una sorpresa. Ma è bello così. Ricordo che abbiamo parlato di quanto fosse bello che al premio si fossero iscritte tante persone da parti diverse dell’Italia e anche dall’estero, ed è così. Perché quando c’è una passione in comune, è una cosa che ti unisce, che elimina le barriere che spesso ci sono.

    Se avete l’opportunità di conoscere e di parlare con un autore, fatelo (anche se io ho avuto bisogno di una spinta perché la mia timidezza spesso mi impedisce di fare quello che davvero vorrei, però alla fine ci sono riuscita e sono tanto contenta). Ne vale la pena, assolutamente, anche se non parlate del libro, della storia, ma fatelo, scambiate due parole con chi scrive, soprattutto se come me e come loro, anche voi avete la passione della scrittura e amate i libri.

    “In fuga da me” di Francesco Di Castelnuovo

    Questo racconto l’ho letto di sabato, mi ricordo perché ero andata in piscina e mi ero portata il libro per leggere. Io sono una di quelle persone che si porta i libri ovunque. Due cose non possono mancare dalla mia borsa se devo uscire di casa: un libro e il mio amato mp3. Comunque, quel giorno il libro finì anche per bagnarsi un po’ e io andai nel panico più totale, pensando che si fosse rovinato. Ho molta cura dei miei libri.

    Questo racconto mi ha colpito molto. Già il titolo è stato un colpo. Perché? Beh, perché sono dell’opinione che almeno una volta nella vita ognuno di noi abbia desiderato di fuggire da sé stesso, di prendere un treno e andare via, cambiare completamente vita.

    “In fuga da me” è una storia forte, dettata dai ricordi di un passato violento, di insoddisfazione, di odio verso di sé, di angoscia, di dolore, di autolesionismo. Questa storia racconta non solo un viaggio letterale, ma anche un viaggio dentro, un viaggio per la felicità, per l’accettazione, per l’amore, un viaggio per trovarsi. Sono argomenti forti, tristi, ma purtroppo veri. Realtà che molte persone si trovano ad affrontare.

    Ho sempre pensato di essere fortunata a non essere mai caduta in questo buco nero. Tutti abbiamo vissuto momenti duri e tutti abbiamo pensato brutte cose, ma la differenza è questa: chi pensa e chi fa. E mi sono sempre chiesta quanto dolore debba provare una persona per arrivare a farsi del male da sola e come sia possibile anche che nessuno se ne accorga, nessuno intervenga, nessuno aiuti.

    È vero che la felicità parte da dentro di noi e che nessuno può darci quel senso di armonia che uno dovrebbe sentire con sé stesso, quell’amor proprio che tutti dovremmo avere. Ma io non posso fare a meno di domandarmi come sia possibile una cosa del genere… Questa storia, per fortuna, ha un lieto fine che ti fa sorridere, perché dopo tanta sofferenza che il protagonista ha provato, finalmente riesce a trovare il suo posto nel mondo, ma fa anche riflettere su quanto questa sia una realtà, una cosa che ancora oggi tante persone ignorano ed è triste ed ingiusto, perché penso che nessuno debba provare un dolore tale da arrivare a fare certi gesti.

    Mi ha colpito molto. Mi è rimasta impressa in mente, così come mi sono rimaste impresse alcune frasi. Io sono il tipo di persona che sottolinea le frasi dei libri, per vari motivi: perché mi piacciono, perché mi rappresentano, perché mi trasmettono qualcosa, comunque io sottolineo.

    “Per me non c’era posto: solo tra le braccia d’angoscia e indecenza, casa mia”

    “Quel maledetto coraggio, sconosciuto vigliacco, anche lui intimorito dalla mia follia da non farsi avanti mai nel momento del bisogno”

    “Un cassetto stracolmo, segregato in un angolo della mente, esploso nel connubio di malinconia e gioia. Sogni realizzabili per chiunque ma che, a me, apparivano irrealizzabili”

    “Per qualcuno fuggire non è la scelta giusta. Mai. Ma perché restare impigliato in una quotidianità che non si sceglie, che ci cade addosso senza andarsene? Se non è lei a sparire allora bisogna trovare il coraggio di farlo”

    “Binario 33” di Mattia Santi

    Il protagonista di questa storia è Amir, conosciuto come “Il pulitore viaggiante”. L’uomo ricorda con malinconia e nostalgia il suo paese d’origine. Quel giorno sul treno c’è un gruppo di ambientalisti, tra cui Paolo, uomo importante che, dopo aver sentito la sua storia, lo invita ad unirsi alla manifestazione e a salire sul palco per raccontarla a milioni di persone, dicendo loro che il mondo ha bisogno di sentire storie come la sua.

    Amir dapprima accetta, anche se un po’ titubante, ma poi finisce per non andare, per aiutare un suo collega che ha bisogno. In conclusione, l’uomo finisce per cenare con la sua famiglia sul binario 33 e racconta la sua storia ai suoi figli. Mi è piaciuta molto, e l’ultimo gesto di Amir, verso il suo collega Marco, mi ha fatto sorridere. Ha rinunciato ad un palco che forse chissà avrebbe potuto cambiargli la vita, la sua situazione e quella della sua famiglia, ma ha deciso di non farlo, perché se lui fosse andato lì, allora il suo collega sarebbe dovuto rimanere a sostituirlo e non sarebbe potuto andare al compleanno di suo figlio.

    Ha fatto davvero un bel gesto, cosa che molti altri non avrebbero fatto. È bello quando succedono queste cose, perché ormai c’è cosi poca fiducia nel mondo che uno crede che siano tutti uguali e che non esistano più le brave persone. Amir, anche se personaggio immaginario di un libro, è una di quelle poche persone che riesce a dimostrare che le persone buone esistono ancora. C’è ancora chi non pensa solo ai propri interessi e ti dà una mano.

    “Lo spaventapasseri” di Margherita Bazzocchi

    Tutto parte dalla sepoltura di un gatto, Nietzsche. Mi ha colpita molto il nome che è stato dato a questo animale, poiché è il nome di uno dei filosofi più conosciuti che siano esistiti, Friedrich Nietzsche. Questo gatto e il luogo dove è stato sepolto sono parti fondamentali della storia. Poiché è in quel luogo che si trova lo spaventapasseri con la giacca azzurra. È una storia che parla di un’amicizia di anni, un rapporto che però è ormai incrinato, che si sta sgretolando, che sta cadendo a pezzi. Due migliori amiche che sono diventate due sconosciute.

    La protagonista della storia e il gatto sepolto della sua amica, non avevano un gran rapporto, anzi. Eppure adesso lei si rende conto che sente la sua mancanza e si trova a tornare sempre più spesso nel luogo della sua sepoltura. Presto quel posto diventa “il luogo della sua pace spirituale”. Lì incontra un uomo che scopre essere l’ex proprietario del campo e un giorno, per via del maltempo, la ragazza finisce col rifugiarsi nella casa di questo contadino e di sua sorella e scopre che l’uomo ha un camper che vorrebbe vendere e alla fine è lei a comprarlo ed è così che inizia il suo nuovo viaggio. Ero molto curiosa di leggere questa storia, perché Margherita, l’autrice, è quella con cui ho parlato di più ed ero davvero interessata nel leggere il suo racconto. Mi è piaciuto molto, davvero molto.

    È bello immaginare quello spaventapasseri, immaginare quel campo, il contadino, sua sorella, il camper. È stato triste leggere di quest’amicizia che non era più la stessa, ma purtroppo sono cose che soprattutto in gioventù capitano.

    “Quassù e laggiù” di Guido Lattuneddu

    Lofoten, Norvegia. Nel villaggio di Å, il protagonista Guido e suo fratello Riccardo visitano questo meraviglioso posto. Ancora una volta, sono grata di aver scoperto qualcosa di nuovo. La Norvegia è sempre stato un paese bellissimo secondo me, pur non essendoci mai stata, ma mi piacerebbe visitarla un giorno. Non sapevo delle isole Lofoten, del porto di Moskenes e di questo villaggio che ha il nome più corto del mondo! Vedete? Leggendo un libro si scoprono sempre cose nuove ed è bello, tanto bello!

    “Scatti di un viaggiatore ubriaco” di Mattia Barbetta

    Un nonno marinaio, un nipote con problemi di alcolismo. Paolo, il protagonista, si risveglia in una cabina di una nave, dove scopre che il nonno lo ha portato mentre lui era incosciente a causa dell’alcool. Questa nave si fermerà ad Amburgo e da lì poi toccherà a lui vedere cosa fare, così gli scrive il nonno nel biglietto che gli lascia. Durante questa sua avventura, il ragazzo si mette in mille casini; prima si indebita con un pappone, poi finisce in cella per aver attraversato il confine russo senza visto. Alla fine finisce per andare a lavorare dal sergente maggiore Trosev.

    In Polonia invece conosce Tomek, ragazzo che lo convince a seguirlo in una manifestazione contro il governo polacco e a entrare a far parte del movimento Solidarnosc 2. I due viaggiano insieme per un po’, ma poi prendono strade diverse e Paolo finisce a Bergen, in Norvegia. Proprio a Bergen conosce un nuovo amico in un bar del posto, Bjarne, e riesce anche a trovare un nuovo lavoro, nella stessa compagnia petrolifera del suo nuovo amico.

    Il lavoro è lo stesso che svolgeva per il sergente maggiore Trosev, ovvero quello di pulitore di bagni. Anche con lui intraprende vari viaggi. Prima finiscono in Francia e poi decidono di andare in Italia, più precisamente a Olbia, in Sardegna. Bjarne decide di stabilirsi lì, mentre Paolo sceglie di continuare a viaggiare. Uno dei suoi viaggi lo porta in Inghilterra, dove si risveglia in un ospedale a seguito di un incidente.

    Lì conosce Fabrizio, italiano come lui, e gli racconta della sua avventura iniziata quattro anni fa a causa di suo nonno. Nonno che, però, deve ringraziare, poiché senza di lui probabilmente non avrebbe vissuto quest’incredibile avventura.

    Sara Coppola

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    Approfondisci con questo video: Premio letterario Energheia 2021. Margherita Bazzocchi (una delle autrici del libro La metà è partire)

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