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Perché questa narrazione negativa del web?

Cerchiamo di analizzare i motivi e di dare delle spiegazioni alla pessima fama del web. Eppure su Internet si fa anche cultura!

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Perché questa narrazione negativa del web
Perché questa narrazione negativa del web?

Perché questa narrazione negativa del web?

In televisione e sui giornali mettono sempre in evidenza il lato oscuro del web: trattano solo di revenge porn, di cyberbullismo, di hater, di gogna mediatica, di dark web, di porno, di challenge estreme degli youtubers, di algoritmi e bolle di filtraggio che decidono le nostre vite,  di truffe amorose, di raggiri finanziari,  di fake news. È innegabile che queste cose esistano, ma il web non è solo questo, anzi ciò è solo una piccola parte di Internet.

Capisco che il giornalismo si basi anche sul sensazionalismo e che le cattive notizie in tv facciano più audience delle buone notizie. Mi sembra però talvolta che molto sia strumentale, studiato, interessato. I quotidiani cartacei non vendono più come un tempo perché oggi le persone leggono le testate giornalistiche online. Oramai la televisione generalista la guardano soprattutto le persone mature o anziane.

Sembra perciò che questa critica totalmente negativa al web sia anche questione di business. Perché ciò che è positivo nel web non viene mai portato alla luce dai mass media? I giornalisti e gli opinionisti dei talk show non trattano mai delle migliaia di blog, portali, testate online, magazine, fanzine e siti culturali (solo in Italia) gestiti con passione e professionalità da persone che lo fanno spesso pro bono.

Perché nessuno parla in tv della proliferazione di riviste letterarie online?

Perché nessuno scrive articoli giornalistici sulla buona qualità di blog letterari italiani?

Perché nessun opinion leader parla della competenza, della passione e dell’impegno profuso di molti/e blogger e collaboratori di siti letterari? È proprio vero che ciò non interessa a nessuno? Perché nessun giornalista fa pubblicità a questi siti culturali? Perché nessuno riconosce questo grande fermento culturale? Forse perché di nicchia? Oppure probabilmente perché nessuno fa niente per niente? Oppure perché sono siti troppo indipendenti? Oppure perché il lato buono del web è considerato concorrenza? Perché questa narrazione negativa del web?

Certo è difficile orientarsi nel web perché Internet è variegato, sfaccettato, rizomatico, vastissimo, sconfinato (il climax è voluto). A onor del vero sono tantissimi i  siti e i blog culturali,  sia amatoriali che con redazioni costituite da accademici, come “Le parole e le cose”. Però basta fare ricerche e documentarsi. L’unico sito letterario nominato in questi ultimi anni nella televisione generalista è stato “Nazione indiana” perché vi collaborava Roberto Saviano ai tempi di “Gomorra”.

Comunque sul web si fa anche cultura. Anche i detrattori dei siti letterari riconoscono, se hanno un minimo di onestà intellettuale, la capacità di questi di recensire le novità e di fare delle anteprime editoriali. Alcuni intellettuali molto elitari si dovrebbero chiedere ad esempio perché una rivista letteraria storica e molto prestigiosa come “Nuovi Argomenti” è anche online o perché alcune case editrici aprono riviste letterarie online o blog culturali, come ad esempio ha fatto “Minimum Fax” con “Minima & Moralia”.  Così allo stesso tempo  alcuni intellettuali elitari dovrebbero riconoscere che la letteratura contemporanea non può essere fatta solo dagli inserti di quotidiani e dalle terze pagine di quotidiani (che si occupano sempre più di costume e spettacolo), ma deve basarsi anche sul lavoro di scouting e promozione delle riviste online e dei blog letterari.

Infatti sono proprio questi siti che offrono vetrine agli/alle esordienti/emergenti. Oggi se si vuole rimanere aggiornati dal punto di vista letterario bisogna leggere le migliori riviste online.  I siti letterari, male che vada, sono degli agenti catalizzatori della letteratura contemporanea, perché la diffondono, la divulgano,  la fanno circolare. Non solo ma svolgono anche una funzione critica, creano dibattiti, sono laboratori di scrittura. Poi i siti culturali formano anch’essi gli studenti e informano chi è già acculturato, oltre a essere luoghi di espressione del libero pensiero. Se non incidono nella realtà,  è soltanto perché la letteratura stessa non incide più sulla realtà, nel senso che non ha più presa diretta sulla realtà,  essendo finito il mandato sociale degli scrittori, di cui trattava Fortini.

Perché questa narrazione negativa del web?

Ma poi ne siamo davvero sicuri di questo? Negli anni ‘70 il cambiamento sociale e politico passò anche da riviste come “Quaderni piacentini” e “Quaderni rossi”. Non è davvero più ripetibile quella stagione? Fare  blog, fare rivista è ormai l’unico modo costruttivo di aprire un dialogo stimolante. Qual è l’alternativa? Le risse social, le polemiche sterili, le illazioni a sfondo sessuale, gli insulti tra poeti e poetesse sui social? Scrivere su un blog letterario o su una rivista letteraria significa recepire nuovi input, migliorare il proprio stile, perfezionarsi, acculturarsi, conoscere altri autori con altre visioni del mondo: in una parola sola queste realtà sono delle palestre intellettuali grazie a cui si matura e ci si arricchisce interiormente.

Scrivere su questi siti è anche una piccola sfida perché bisogna mettersi in gioco, in discussione e confrontarsi sempre. I vecchi caffè letterari sono morti. Oggi esistono questi caffè letterari online. L’importanza dei siti letterari e dei blog culturali perciò va riconosciuta senza se e senza ma. Inoltre anche il tanto disprezzato self publishing talvolta riesce a sfornare talenti letterari e anche le grandi case editrici studiano sempre più questa realtà. Non solo ma ci sono anche riviste letterarie che pubblicano gratis degli ebook di qualità, come “Larecherche.it”.

È bene a ogni modo ricordare che Internet non è solo fatto da siti di porno sharing ma anche da siti come “Academia.edu”, dove si possono leggere gli abstract di accademici di tutto il mondo. Basta solo saper cercare!  Insomma il web aumenta a dismisura in modo spesso gratuito la fruizione culturale di tutti i cittadini di buona volontà.  Questo è innegabile, se non si vuole negare l’evidenza dei fatti! Nonostante ciò migliaia di operatori culturali e attivisti digitali che scrivono per Internet, spesso gratuitamente, non vengono minimamente riconosciuti. Di loro nessuno ne parla. Sono visti come una rondine che non fa primavera e invece sono la primavera del web.

È vero che su Internet dominano l’effimero e in parte anche la stupidità sul vero talento e sull’effettiva competenza. È vero che nel web alcuni cercano di monetizzare nel modo più facile possibile, anche con trovate di pessimo gusto. Se però nel web ci sono ancora dei limiti legislativi e purtroppo chiunque può nascondersi nell’anonimato è solo perché Internet è una realtà più giovane e anche più sfuggente. Ma chi svolge un lavoro culturale, spesso non retribuito, facendo una sorta di volontariato intellettuale, dovrebbe essere almeno in piccola parte premiato. Questo lavoro culturale online invece non viene legittimato! Viene dato per scontato.

A volte ho la vaga sensazione che dia anche fastidio e disturbi le grandi case editrici, i grandi quotidiani, i volti noti della tv.  Mi sembra addirittura che,  essendo gratuito, non venga valorizzato e stimato adeguatamente. Chi scrive cose di qualità sul web passa come uno ingenuo e/o un fesso,  senza considerare che sempre più scrittori e poeti riconosciuti sono nati con il web, si sono fatti le ossa nel web. Se si può ricominciare e cambiare in meglio,  bisogna che la società passi anche dal lato migliore del web.

Mi fanno ridere, tanto per dirla tutta, certe pubblicità su grandi reti televisive in cui si mette in guardia dalla dipendenza da Internet, ma sempre alla tv non ho mai visto uno spot contro la teledipendenza: eppure sono entrambi disturbi psicologici che sono stati inseriti da anni nel Dsm. In Toscana in questi casi si usa dire: “cencio parla male di straccio”. Non solo ma anche si suol dire: “ognuno porta acqua al suo mulino”. È soltanto per una questione economica che giornalisti e  opinionisti parlano male totalmente di Internet? Perché questa narrazione negativa del web? Perché alcuni professionisti guardano di sottecchi ciò che viene pubblicato sul web? Forse il nuovo che avanza fa paura, soprattutto quando la situazione sembra sfuggire di mano. Il problema di fondo è che tv e quotidiani non sempre riescono a stare al passo con i tempi.

Certi giornalisti citano Umberto Eco quando sosteneva che Internet ha dato potere e visibilità ai cretini, che una volta si sarebbero limitati a dire panzanate a quattro avventori nel loro bar di fiducia. Non penso che si possa liquidare  così sbrigativamente e con così tanta faciloneria la questione. Internet ha dato modo di esprimersi e visibilità anche a persone colte e intelligenti, che forse avrebbero lasciato i loro scritti per tutta la vita con discrezione nel cassetto.

Eco aveva però intuito una dinamica psicosociale e mediatica dei giorni nostri: oggi chiunque può fare l’opinionista e il tuttologo sul web, potendo fruire gratis di informazioni e nozioni a cui un tempo non avrebbe avuto accesso. È l’unica cosa su cui Eco aveva ragione e non è poco. Ma va aggiunto che l’opinione di ognuno è solo una goccia nel mare magnum del web. 

Comunque anche i geni si sbagliano. Quella di Umberto Eco era solo un’opinione e va contestualizzata: diversi anni fa erano ancora gli albori del web, le persone competenti,  i letterati, i filosofi, persino le case editrici  snobbavano il virtuale e non erano presenti su Internet, mentre invece oggi ci sono. È proprio il caso di dire che oggi nel web ci sono tutti, nel bene e nel male: i delinquenti e le eccellenze.

Ci vuole molto a capirlo? È solo richiesto un minimo di capacità di discernimento per saper distinguere il grano dal loglio! Si chiede tanto, forse  troppo? Insomma ricordare questa famosa battuta di Eco significa fare una citazione abusata, datata e quindi a sproposito. Se i quotidiani non hanno ancora saputo effettuare il passaggio dal cartaceo al digitale, è soprattutto colpa dei loro dirigenti. 

Mi fanno ridere quando i vip si lamentano degli hater sui social, parlano esclusivamente di quanto li fanno stare male e si scordano di dire che senza fare niente e talvolta senza talento alcuni social come Instagram permettono loro di guadagnare centinaia di migliaia di euro netti ogni anno. Insomma i social, croce e delizia: i social, tanto deprecati,  che permettono facili guadagni ai vip e che però possono diventare una cloaca pantagruelica di insulti. Gli odiatori sono sempre esistiti.

Negli anni Settanta gli odiatori erano i brigatisti rossi e i terroristi neri. Oggi le cose vanno decisamente meglio. Gli odiatori inoltre possono essere perseguiti legalmente. Devono essere perseguiti penalmente nei casi estremi. Ma va anche detto che lo show-business sta cercando di far passare le critiche negative e il dissenso solo come frustrazione, invidia sociale, odio vigliacco. Oggi ci sono hater patologici che offendono e perseguitano i vip, ma è così facile rientrare nella categoria degli odiatori anche per una critica ragionevole, circostanziata e non offensiva a un personaggio pubblico. E questo gioco al massacro rovina tutto!  

Il web e i mass media tradizionali si criticano reciprocamente. Volano scambi di accuse: i blogger sarebbero  incompetenti e frustrati per giornalisti e opinionisti televisivi, questi ultimi sarebbero dei privilegiati  per i social! Nessuno sembrerebbe salvarsi. Manca in questo scenario una critica radicale e sensata super partes a tutti i mass media, vecchi e nuovi (come il web).

Perché questa narrazione negativa del web?

Per ora ma solo per ora tv e quotidiani dettano ancora legge e fanno opinione. Mentre mi addento un panino a un tavolino del “Caracol” a Pisa e la musica vibra nell’aria, penso che sia quasi impossibile fare una critica super partes al sistema perché ci siamo tutti dentro: chi è in tv, chi è nel web. Gli attacchi reciproci strumentali non servono a niente. Sono solo frutto di superficialità, polarizzazione, miopia da entrambe le parti. Inoltre i vip dovrebbero ricordarsi che il web è democrazia, è vox populi.

Chi è sul web dovrebbe ricordarsi di non approfittare della scarsa regolamentazione della realtà virtuale, evitando di fare il leone da tastiera. Però siamo tutti coinvolti da queste dinamiche, che se ne sia consapevoli o meno. Forse dovremmo ascoltare gli eremiti, ma talvolta alcuni di loro hanno gruppi Facebook e comunicano via web; anche loro sono dentro al sistema (per quanto usino il web come strumento di evangelizzazione) e chi non è dentro il sistema a livello professionale, il sistema l’ha comunque introiettato e da esso ne risulta condizionato mentalmente.

Mentre mi alzo dal tavolino e vado verso la stazione mi chiedo: ma è proprio vero che il sistema si può solo criticare dall’interno o si risulta a ogni modo compromessi e di parte? Difficile uscire dalla società di comunicazione di massa. Forse bisogna solo cercare di usare ragionevolmente i suoi mezzi senza divenirne succubi. Cosa succederà in futuro (ammesso e non concesso che ci sia futuro) è difficilissimo prevederlo. Forse è impossibile prevederlo. Non invidio i futurologi.

Davide Morelli

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